… ma oggi è domenica!

… e, si sa, la domenica ci si riposa. Il “senso” del riposo sta nel suo etimo, in cui possiamo riposare: è un “posare” se stessi intensamente, cioè con dedizione. Il riposo è importante, tanto che uno che è stato così bravo da diventare molto famoso nel mondo senza twittare, si è riposato, il settimo giorno: ha posato il suo sguardo su ciò che aveva fatto, senza fare altro.

In realtà, anche guardare è fare, se si è fatto guardando, se si vuol fare ancora con altri sguardi nuovi.

Allora oggi, tra uno sguardo e l’altro, ho riguardato il mio lunedì, che non era stato buono e giusto, sono andata via via avanti nei giorni, decisamente in crescita, e oggi mi sono imbattuta in un bell’articolo di una rivista online, pezzo ormai datato ma adattissimo al mio riposo domenicale.

Perché leggere la storia dei caratteri tipografici attraverso secoli, correnti culturali e stili d’arte? Argomento da eruditi, o da Settimana Enigmistica, direte. Eppure, quando si sceglie cosa fare per riposare, forse basta guardarsi attorno, anche non troppo lontano, alle “cose” che ci sembrano scontate, per affinare la capacità di farsi domande, di dare importanze alle dimensioni piccole, ma molto molto significative.

“Non c’è niente di resistente come i caratteri di stampa. A guardarli da vicino trasportano ancora scalpellini romani, stampatori rinascimentali, artisti novecenteschi e inventori di computer.” E li recapitano a noi. book-2304389_640.jpg

 

 

 

 

Buon riposo a tutti.

 

M. Gloria Calì

 

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Io odio il lunedì…

… perchè di lunedì vengono fuori certi articoli, sui giornali…

Complimenti alla giornalista, che chiama il prof. Luca Serianni “Mister Italiano”, e complimenti ancora più vivi a lui, che permette. Del resto, si sa: i docenti universitari sono tutti dei “grandi”. Complimenti anche perchè le viene in mente di scrivere ciò che, verosimilmente, è un gruppo di studio, “task force”. Il mio consiglio di classe, allora, che cosa è? Un “focus group”? E la mia progettazione? Un “project work”?.

Ovviamente, la giovane scrittrice (tipologia testuale: articolo giornalistico pieno di inesattezze), non sa che non esistono “programmi”. Ma… guarda guarda… anche il “Mister” usa lo stesso termine!

Complimenti a chi viene in mente che bisogna insegnare a fare i riassunti, e che istituisce una commissione, per questo.

Ma, devo dire, la cosa che ha rovinato più di ogni cosa il mio lunedì, è stata l’uscita “E si è allargata la platea di chi frequenta le superiori: questo ha qualche costo in termini di preparazione“. Che significa “preparazione”? Io “preparo” una torta, non “un alunno”! Ma soprattutto, ciò che sta sotto questa espressione, forse, è un implicito maleodorante e viscido: che sarebbe meglio che gli studenti che non sono già bravi, senza bisogno di andare a scuola, vadano a lavorare il prima possibile, anziché far stancare i docenti, raffinati cultori della disciplina.

L’evoluzione di questa faccenda va seguita, per dovere civico, prima che culturale e/o professionale. Nel frattempo, dopo che mi sarò calmata, andrò in classe, a praticare l’educazione linguistica democratica, con i miei alunni e i miei colleghi.

 

M. Gloria Calì

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In principio era…

Il Parlamento italiano fa un sacco di cose, anche in estate. Ad esempio, esiste, e lavora, una Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio presieduta da Laura Boldrini, che studia le manifestazioni deteriori della società umana elencate, quasi in un climax, nel titolo stesso dell’istituzione parlamentare.

In questa commissione, il 20 Luglio, è stata presentata una relazione sugli… insulti, con un blasone di tutto rispetto: Tullio De Mauro. “Anche nell’odio le parole non sono tutto, ma anche l’odio non sa fare a meno delle parole.”, scriveva il nostro linguista per Internazionale pochi mesi prima di lasciarci, in un articolo lungo, scientifico, niente affatto divertente, intitolato “Le parole per ferire“.

L’insulto pervade una notevole varietà di campi semantici, di ambiti regionali e locali, di parti del corpo o dell’anima, costituendo un settore di studio di vera utilità sociale, specie al tempo di internet, luogo di “insulto libero” quanto, sappiamo bene, spesso esiziale. Ecco perché addirittura l’interesse parlamentare.

Se De Mauro cita Rodari, anche nella versione di Endrigo, noi rivolgiamo il pensiero ad un altro caro estinto, Umberto Eco, che aveva messo al punto 14 del suo celebre elenco (come si dice? “Quadragintalogo”?) di regole per scrivere bene, un lapidario “solo gli stronzi usano parole volgari”.

 

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(maglietta disponibile su Ebay).

Gloria Calì.

50 anni di vita.

Oggi, finalmente, è il 26 Giugno, il giorno giusto per ricordare i 50 anni della morte di Don Lorenzo: il priore, 44 anni, moriva nella casa materna, finito da una malattia grave persino nel nome, linfogranuloma.

Negli ultimi mesi si è parlato e sparlato tanto di lui: a partire da Paola Mastrocola, che senza pudore alcuno ma con smisurata malafede, scrive che oggi “per aiutare i figli dei contadini (tradotto i ragazzi oggi più deboli), si potrebbe rendere più difficile, e non più facile, la scuola”, e che bisogna leggere l’Iliade del Monti (“che, tra l’altro, piace moltissimo ai ragazzi!”) e far studiare la grammatica, per essere modernamente democratici … Meno male che Don Milani è in luoghi di pace e misericordia, altrimenti la scrittrice non avrebbe la vita facile che oggi le è garantita da questi 50 anni di distanza.

Preferiamo dare spazio e credito a Vanessa Roghi e Franco Lorenzoni, gente seria e competente di scuola; la storica scrive un articolo densissimo sul senso morale e civile dell’opera di Don Milani, che si applica alla scuola, alla scuola dell’obbligo, e che si snoda attraverso tutti i suoi scritti.

Franco Lorenzoni, invece, esamina gli aspetti pedagogici più profondamente significativi sia della scuola di Barbiana, sia della Lettera ad una professoressa, nel metodo e nel merito, proponendo oltre che la sua analisi, anche le foto recenti della scuola e della chiesa di Barbiana, perché si abbia un’immagine reale di quanto si legge.

Tante e variegate le iniziative pubbliche per ricordare e far ricordare il priore di Barbiana, la “Lettera” e gli altri scritti; qui citiamo solo la visita del Papa a Barbiana, breve ma intenso gesto di recupero anche da parte della Chiesa che, in vita, aveva condannato il priore e le sue scelte radicali perchè “disobbediente”.

Vogliamo ricordare Don Lorenzo chiedendogli, anche, di  salutarci, lì dove si trova lui, suo fratello maggiore, Adriano Milani Comparetti,  pediatra, studioso dello sviluppo neurologico dei bambini sotto i due anni d’età, si è dedicato anche lui ad altri “ultimi” quelli che ai loro tempi erano chiamati “spastici” e oggi “diversamente abili”.

Coraggiosi ragazzi Milani, noi della scuola di base e i nostri alunni siamo qui oggi, e “le vostre idee camminano sulle nostre gambe”.

Don Lorenzo disegnato dal prof. G. Acuto nella scenografia di “Futuro, plurale, concreto”, di M. Gloria Calì, messo in scena il 23 Maggio 2017, presso la scuola secondaria di primo grado “C. Guastella” di Misilmeri (PA)”

 

Belle cose, o’ veramente!

Il prossimo 25 Maggio, a Napoli, è previsto bel tempo, nel pomeriggio: tempo di riflessioni e proposte sull’insegnamento apprendimento dell’italiano, tempo di collaborazione tra associazioni (LEND, ADI, CIDI…) e riviste ed enti locali… nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore.

Chissà che non smettano di far piovere critiche inutili e in mala fede sulla scuola, sugli insegnanti, sull’ignoranza… chissà che spunti un bel sole mediterraneo di  consapevolezza del valore della scuola pubblica!

locandina 25 maggio 2017

L’Era dell’Antropocene

Attuale argomento di geostoria, che suscita notevole interesse e curiosità, è l’era Anthropocenegeologica che stiamo vivendo e che porta il nome di Antropocene. Quest’era è connotata da importanti cambiamenti climatici ed ambientali causati dall’attività umana che ha portato e, tuttora porta e porterà, ad ulteriori problemi per il nostro pianeta. Il termine venne coniato dal biologo Eugene Stoermer negli anni ottanta e, nel 2000, fu adottato dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen nel libro Benvenuti nell’Antropocene. Da allora tutti i maggiori enti e siti scientifici e geografici si stanno occupando di questo argomento con foto e articoli come il National Geograhic o come la rivista digitale Le Scienze ( edizione italiana di Scientific American) o la rivista Focus.

La svolta significativa è cominciata dalla Rivoluzione Industriale a cui ha fatto seguito nei secoli l’incremento ed utilizzo di plastica, alluminio, particelle di cemento ecc. Tutti materiali che possono essere considerati facilmente un segnale inequivocabile dell’impatto umano sulla Terra; tuttavia,  potrebbe essere la radioattività dispersa a causa dei test e degli incidenti nucleari a rappresentare sicuramente la traccia più significativa dell’ingresso nella nuova era geologica. Ha fatto seguito anche un interessante studio di due ricercatori della Stockholm Resilience Centre, Owen Gaffney e Will Steffen, dal titolo “The Anthropocene equation” (pubblicato su  The Anthropocene Review): in esso si evidenzia che, durante i 4,5 miliardi di anni in cui esiste il nostro pianeta, le forze esterne dominanti che hanno influenzano il livello di variazione del sistema Terra sono state quelle astronomiche e geofisiche. Tuttavia, negli ultimi 60 anni sono state le pressioni antropiche ad aver causato livelli eccezionalmente rapidi di cambiamento nello stesso sistema. Secondo Gaffney e Steffen, che fanno parte entrambi del Geosphere-Biosphere Programme, «questo nuovo regime può essere rappresentato da una “equazione dell’Antropocene”:

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da essa risulterebbe che le attività antropiche causano il cambiamento climatico in corso 170 volte più velocemente delle forze naturali. Il tasso di variazione esaminato dai due ricercatori si è basato su quello che loro hanno definito come ‘il sistema di supporto vitale della Terra’, che include l’atmosfera, gli oceani, i corsi d’acqua, le foreste, le zone umide, i ghiacci perenni e la biodiversità.

Cosa fare? Iniziare a ridurre il nostro apporto distruttivo sul pianeta mutando il modo di vivere a cominciare dai gesti quotidiani e da una corretta educazione nelle scuole, basata sul rispetto dell’ambiente, coinvolgendo tutte le discipline e invitando esperti per i dovuti approfondimenti. Sarà compito delle future generazioni, ben preparate, salvare la Terra, malata grave, per mano dell’uomo.

Marilena Nobis -Redazione Editor Blog

Se le competenze non le volete ditelo chiaro

Condividiamo il post di Maurizio Muraglia con una breve notazione. E’ ancora peggio di come lì opportunamente argomentato. E non per sciatteria, ma per deliberata scelta di una scuola che rinnega se stessa e delega la sua credibilità e legittimità da un lato alla visione trasmissiva e becera delle conoscenze espresse in voti e dall’altro alla mistificazione delle competenze asservite alla “realtà” e all’alternanza scuola/lavoro. Per questo le hanno lasciate entrambe (le conosenze in voti e le competenze “certificate” in giudizi) e non tanto per cerchiobottismo culturale e pedagogico. O fragilità scientifica e metodologica. Ma per organico asservimento a un’idea di scuola che anziché coltivare le competenze culturali di cittadinanza che liberano i soggetti, li illude con la promessa della spendibilità futura di apprendimenti mercificabili purché competitivi. In una società fondata per altro sulla disoccupazione e lo sfruttamento economico della ricerca di lavoro. Una tristezza profonda. Uno dei momenti più bassi della storia della scuola italiana. Mario Ambel

Maurizio Muraglia

Le deleghe sulla Buona Scuola sono approdate. Sul tema della valutazione nel primo ciclo c’era l’occasione d’oro. Mandare in soffitta i voti numerici e cominciare a fare sul serio. Invece ha vinto, ancora una volta, l’incompetenza. L’incoerenza. La sciatteria pedagogica. Hanno lasciato i voti nel primo ciclo, anziché toglierli come avevano annunciato. Quindi hanno gettato la maschera. Non vogliono le competenze. Il trucco è svelato. Ed è bene dirlo a chiare lettere. Chi continua a volere dagli insegnanti i voti numerici non è vero che non ha capito nulla di competenze. Semplicemente non le vuole. La politica italiana non vuole le competenze, perché le competenze sono scomode.

Sono inclusive, le puoi trovare in ogni alunno.

Sono anti-competitive, non creano graduatorie.

Sono costruttive, non riproducono nozioni.

Sono qualitative, rendono le conoscenze significative e profonde.

Per questo la politica non le vuole. Perché se le volesse avrebbe dovuto cacciar via i voti…

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