Anno…?

Come si conta un anno? In giorni? In ore? In stagioni? In eventi? In realtà, gli anni non esistono, non esistono i calendari; esistono le persone, con le loro convenzioni e convinzioni.

Allora, noi che ci occupiamo di scuola, abbiamo il dovere di far capire che nulla è scontato, che l’unica dimensione civile di cui possiamo far conto è… il racconto. Raccontare, esprimere, chiarire le cose dell’oggi, del domani, di ieri, con tutti i linguaggi possibili. Senza assoluti, ma considerando i possibili, le soluzioni, gli insoluti.

Concludiamo, perciò, l’anno mettendo nel Paniere un racconto, scritto da Robert Stevenson e raccontato da Tullio De Mauro, linguista, nella sua conversazione con Carlo Bernardini, fisico (“Contare e raccontare”, 2003).

“Un bel mattino il missionario, prima del servizio divino, volle fare una nuotata nell’azzurro mare che circondava l’isola che si stava evangelizzando. Si tuffò in un tratto di mare che gli indigeni consideravano tabù, dominio della misteriosa dea dei morti. Nuotando il missionario pensava: “poveretti, ancora non hanno letto i miei Libri, non lo sanno ancora bene che la dea dei morti non esiste, con le strane leggende che la circondano.” Nuotava nell’immenso mare azzurro. Che, a un certo punto, cominciò a incresparsi, a muoversi in mulinello. “Mah, pensò il missionario, in effetti gli indigeni mi avevano parlato di una cosa del genere. Sarà questo che ha dato origine alle loro leggende!”. Il mulinello diventò sempre più ampio, più forte, un gorgo che impedì al missionario di continuare il nuoto e cominciò ad attrarlo verso il fondo. “Anche questo mi avevano raccontato. Ma della dea dei morti nei miei Libri non c’è parola e dunque il resto è leggenda”. Le acque lo sommersero, fu tratto nel fondo più profondo, splendide fanciulle di avanzavano luminose nel buio delle acque e gli facevano cenni di invito. “Chissà come mai nei miei Libri di questo non si parla” pensava il missionario e prese a seguirle. Un palazzo meraviglioso, luminoso, apriva davanti a lui le sue sale, le fanciulle lo allettavano a seguirle. Le seguì, fino a una grande sala dove, su un trono magnifico, sedeva splendente, anche più seducente delle belle fanciulle, la dea dei morti. Le giunse vicino e la dea con un sorriso gli disse: “Ora berrai la kawa dei morti”. Pensò il missionario: “Devo rivedere alcune mie idee. Qui vedo cose che nei miei Libri non ci sono”. La dea gli porse la coppa, piena di un liquore di profumo inebriante. Il missionario ricordò che secondo gli indigeni bere quella kawa aveva conseguenze terrificanti. Ma il profumo era troppo intenso, troppo seducente la dea. Prese la coppa e l’accostò alle labbra per bere. Ma bruscamente si fermò. “Bevi”, gli diceva dolcemente la dea, “Bevi” ripetevano dolcemente le fanciulle intorno. “Vorrei”, disse il missionario, “vorrei ma non posso farlo. Mi sono ricordato che al mio paese, là in Inghilterra, mi sono iscritto anni fa alla lega Antialcolica per la Temperanza e ho preso l’impegno di non bere mai”. Stava ancora parlando che il meraviglioso palazzo prese a tremare, dea e fanciulle assunsero fattezze orribili e cominciarono a svanire, un sommovimento violento sconvolse tutto, le acque invasero le sale travolsero il missionario, lo sospinsero senza possibilità di scampo nel buio delle acque, e, insieme, verso l’alto. E si ritrovò sulla superficie del mare, di nuovo tranquillo, immenso e azzurro. L’isola non era lontana. “Devo affrettarmi”, pensava il missionario nuotando a grandi bracciate, “temo di tardare per il servizio divino”. E pensava ancora:

“Vedo. Forse nei miei Libri non c’è tutto, ma qualcosa di vero c’è sempre”. 

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La scuola e il ciclone.

Paure, minacce, violenza strisciante… comunicazione direttamente o indirettamente aggressiva… tira un’aria bruttissima, nel Bel Paese. Un’aria di tempesta, che sembra voler scoperchiare i tetti delle nostre case, delle nostre positività per il presente. Non parliamo di prospettive per il futuro.

La scuola ha sempre le porte aperte, e perciò il vento entra e rovescia le sedie, confonde le idee… Il rimedio sarebbe allora quello di chiudere le imposte, e tenere in ordine i banchi, i libri, la didattica, tenersi stretti alla professione e tenere per mano i bimbi. Invece, qualcuno pensa bene  di alimentare il vento di burrasca. A Codroipo (Ud) la maggioranza dei consiglieri comunali ha votato un emendamento al regolamento dell’asilo nido per proibire bambolotti dalla pelle scura, strumenti musicali di altre culture.

Difronte a questa “decisione politica”, si può solo dare spazio ai venti in direzione ostinata e contraria, come quelli che dalla scuola soffiano verso il brutto “fuori”. Qualcosa si muove già, in realtà: dai licei romani, si è levato, qualche giorno fa, un soffio teso contro le politiche del governo sulla scuola e sulla società civile. A Palermo si organizza per il 4 Dicembre la seconda “festa dell’accoglienza” alla scuola “A. Ugo”, seconda, sì, perchè la prima era stata scompaginata dalle proteste contro la presenza di rifugiati.

Leggere brezze fresche e vivificanti si levano tutti giorni, bisogna dirlo, da tutte le scuole in cui si si parla, si scrive, si suona, si legge e si digita per la cittadinanza, ma si può fare ancora di meglio, vero, colleghi?ù

 

M. Gloria Calì

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http://www.camminanelsole.it

 

Scuola e Stato

… sembra facile.

Progetti “legalità”? Incontri tra studenti, di ogni ordine e grado, e membri delle istituzioni, di ogni ordine e grado?

Il vicepremier, Ministro dell’Interno della Repubblica, Matteo Salvini, (sì, proprio lui) va in visita presso una scuola elementare e si sottopone ad un simpatico role play, si direbbe in didattichese trendy: si fa maestro. Spiega (una parola scelta”a caso”: non “ministro” o, o “repubblica” o, al limite, “carroccio”. Gli chiedono “sovranismo”…), si sottopone ad un quiz, con foto di gruppo finale di bambini allegroni che lo circondano. Tutti tranne uno: polo rossa, postura rigida, distaccato, lievemente sconcertato. Sta a sinistra. Una vera icona. Inevitabile, proprio incontenibile, il sarcastico cattivo gusto dei salviniani: “è il nipote di Martina!”.

La cosa grave non è il teatrino messo su per la visita dell’autorità. E’ normale, e anche educativo, che la visita di un personaggio pubblico venga preparata, ci si dia da fare perché anche i bambini siano “di rappresentanza”, per far capire loro che c’è un’autorità… autorevole e che con essa ci si sta rapportando direttamente. Il guaio è che la postura giocosa aumenta la sensazione di artefatto strumentale, che gli insegnanti (colleghi, pensateci, vi prego!) hanno scelto una parola che ai bambini non serve, che  hanno fatto vivere tutto questo come una farsa in cui scompare del tutto ciò che dovrebbe essere al centro: il senso dello Stato. E lui, il ministro, ovviamente si è prestato.

In un paese in cui accade questo, in un altro luogo all’opposto di tutto, cioè al celebre quartiere ZEN di Palermo, alcuni dipendenti della stessa Repubblica e dello stesso ministero, Arma dei Carabinieri, fanno doposcuola ai bambini. Non si prestano ad alcuna recita, ma svolgono il loro compito. Hanno stretto un’alleanza, con la scuola, cioè con un’altra istituzione pubblica che, in affanno, non riesce a far fronte a tutti i bisogni di cura dei minori. In accordo con le associazioni, hanno avvicinato i bambini per strada, li hanno riaccompagnati verso la preziosissima “normalità” dei compiti pomeridiani. I carabinieri dello ZEN sono uomini al servizio della Legge e del Popolo Italiano; da veri maestri, insegnano qualcosa ai bambini, mentre difendono il bene più prezioso: il loro futuro.

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http://www.bellestoriedarma.altervista.org

senza lingua

Chiamateli “incompetenti”, “superficiali”… e avrete sottostimato la portata delle loro decisioni politiche.

Nel Decreto impropriamente definito “Sicurezza”, anche il taglio all’insegnamento dell’italiano agli immigrati, se non a quelli sotto protezione internazionale. Il che significa che ogni bambino o bambina, ragazzino o ragazzina, uomo o donna, espulso dal proprio paese dalla miseria, dalla guerra o dal bisogno viscerale di vivere meglio, dovrà tenere in mano un documento in cui si attesti che si è già titolari di “protezione internazionale”. Un passaggio burocratico, che vuoi che sia.

Meno male che esista la Cosa Pubblica ancora degna di rispetto: in Sardegna, ad esempio, vengono promossi dalla Regione i corsi per adulti. In tutta Italia ci sono corsi gratuiti, seppure affidati al volontariato.

Le associazioni del mondo della scuola si sono riunite nel movimento SaltaMuri,  che difende e diffonde “il valore della lingua non solo per comunicare ma anche per costruire la realtà sociale.”

Chi ha pensato, scritto, sottoscritto quel decreto sa benissimo che la lingua rende uomini, rende cittadini, fa le persone consapevoli. Senza aver letto Don Milani, De Mauro, e nemmeno la Costituzione, pensate un po’.

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Dal libro “La grande fabbrica delle parole”, di A. de Lestrade con illustrazioni di V. Locampo. 

“Un paese senza scuola non ha futuro”

Sono parole di un sindaco. Pare che i sindaci, alcuni almeno… per ora dimostrino migliori capacità strategiche e più sensibilità civile di certi uomini di governo.

Quest’anno non è partita la scuola media di Ventotene,isola super-turistica, piena così in estate, piena di fantasmi in inverno. Il sindaco, Domenico Malingieri, aveva trovato una soluzione: accogliere qualche famiglia di rifugiati con figli in età scolare, per evitare la chiusura della scuola, con la conseguente emigrazione dei cittadini sulla terraferma. Qualcuno potrebbe subito dire: ma qui si strumentalizza l’accoglienza! Magari, per leggere la faccenda, basta cambiare la parola “rifugiati” con “cittadini”, e il gioco è fatto, e pure la scuola dell’isola. Una scuola che, come giustamente sottolinea il Preside Vito Costanzo, ha un’intitolazione piena di significati,ad Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’idea di unità europea, che, durante il confino, scrisse il “Manifesto di Ventotene”.

Difronte ad una proposta semplice e dalle prospettive del tutto positiva, gli “altri”, i “padroni di casa”, si sono rivelati solo padroni di una posizione miope e ridicola: “non abbiamo nulla nemmeno per noi, figuriamoci per accogliere gli stranieri”, dice una delle giovani madri che ostentano certezze davanti alle telecamere. Come se le famiglie già residenti avessero dovuto pagare cibo, quaderni, matite per gli “altri”.images.jpg

Qua mancano proprio le basi: “altri” siamo tutti, quando facciamo cattivo uso della nostra anima umana e della nostra intelligenza e ci sta proprio una mediocre lettera minuscola. L'”Altro”, maiuscolo, il compagno di umanità, è invece una bella opportunità di crescita, ma spesso si preferisce stare minuscoli, senza scuola.

A proposito di ostaggi e di terre promesse.

 

“Una questione cruciale per il futuro della scuola italiana [è] il destino che si vuole riservare alla scuola media.” (C. Cornoldi, G. Israel, “Abolire la scuola media?”).

Ostaggio dei compiti e della realtà, delle normative sulla sicurezza e delle pedagogie dell’incertezza, delle inclusioni e delle molte esclusioni, dei contenuti e dei continenti, la scuola media oggi sopravvive. E’ arrivata a 55 anni, stanca di doversi continuamente travestire. Non vuole portare il tailleur grigio, nè i pantaloni a zampa nè le cuffie bluetooth. Per chi la vuole semplicemente conoscere, Rai Storia ha preparato un dossier ricco e articolato.

La scuola media vuole essere cittadina italiana, non subito, magari, ma domani sì.

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focus.it

Buon inizio di anno scolastico ovvero della incapacità comunicativa ministeriale.

Gli ultimi venticinque anni di vita politica italiana ci hanno proposto uno stile comunicativo governativo improntato al pessimo gusto: ha cominciato Silvio Berlusconi, con le sue “battute” che ci hanno portato al limite degli incidenti diplomatici, interni ed esteri; ha proseguito, sia pure con sfumature più leggere, Renzi. Adesso siamo al bullismo di Stato che ha la sua punta di diamante in Matteo Salvini che dice: “per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno, avanti futuro!”.

L’ultimo episodio si attribuisce ad Alberto Bonisoli, ovviamente Ministro per i Beni e le Attività Culturali, che, ovviamente scherzando, oggi dice che per lui la storia dell’Arte andrebbe abolita dalle scuole.

Sempre oggi, sull’onda emotiva della visita e delle (confortanti) parole del Presidente Mattarella, il TG ha proposto una carrellata di tutti gli atti di bullismo tra adulti che durante lo scorso anno scolastico hanno visto protagonisti genitori e insegnanti. Questi episodi sgomentano qualcuno, ma in fondo che cosa c’è da aspettarsi? Che la comunicazione e la relazione ordinaria sia diversa dagli esempi ministeriali? Aule scolastiche e aule parlamentari sono inquinate dalla stesse aria pesante di incompetenza e prepotenza, come scrive anche Giovanni Floris.

Certamente ci aspetta un anno scolastico difficile. Eppure, a pensarci bene, questo clima ci offre tantissimo materiale per costruire i nostri percorsi culturali: c’è solo l’imbarazzo della scelta tra registri comunicativi, differenza tra ironia e offesa, storia e struttura della Costituzione, separazione dei poteri… e, ovviamente, storia dell’arte.

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Cavez su http://www.redacon.it

M. Gloria Calì