Belle cose, o’ veramente!

Il prossimo 25 Maggio, a Napoli, è previsto bel tempo, nel pomeriggio: tempo di riflessioni e proposte sull’insegnamento apprendimento dell’italiano, tempo di collaborazione tra associazioni (LEND, ADI, CIDI…) e riviste ed enti locali… nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore.

Chissà che non smettano di far piovere critiche inutili e in mala fede sulla scuola, sugli insegnanti, sull’ignoranza… chissà che spunti un bel sole mediterraneo di  consapevolezza del valore della scuola pubblica!

locandina 25 maggio 2017

L’Era dell’Antropocene

Attuale argomento di geostoria, che suscita notevole interesse e curiosità, è l’era Anthropocenegeologica che stiamo vivendo e che porta il nome di Antropocene. Quest’era è connotata da importanti cambiamenti climatici ed ambientali causati dall’attività umana che ha portato e, tuttora porta e porterà, ad ulteriori problemi per il nostro pianeta. Il termine venne coniato dal biologo Eugene Stoermer negli anni ottanta e, nel 2000, fu adottato dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen nel libro Benvenuti nell’Antropocene. Da allora tutti i maggiori enti e siti scientifici e geografici si stanno occupando di questo argomento con foto e articoli come il National Geograhic o come la rivista digitale Le Scienze ( edizione italiana di Scientific American) o la rivista Focus.

La svolta significativa è cominciata dalla Rivoluzione Industriale a cui ha fatto seguito nei secoli l’incremento ed utilizzo di plastica, alluminio, particelle di cemento ecc. Tutti materiali che possono essere considerati facilmente un segnale inequivocabile dell’impatto umano sulla Terra; tuttavia,  potrebbe essere la radioattività dispersa a causa dei test e degli incidenti nucleari a rappresentare sicuramente la traccia più significativa dell’ingresso nella nuova era geologica. Ha fatto seguito anche un interessante studio di due ricercatori della Stockholm Resilience Centre, Owen Gaffney e Will Steffen, dal titolo “The Anthropocene equation” (pubblicato su  The Anthropocene Review): in esso si evidenzia che, durante i 4,5 miliardi di anni in cui esiste il nostro pianeta, le forze esterne dominanti che hanno influenzano il livello di variazione del sistema Terra sono state quelle astronomiche e geofisiche. Tuttavia, negli ultimi 60 anni sono state le pressioni antropiche ad aver causato livelli eccezionalmente rapidi di cambiamento nello stesso sistema. Secondo Gaffney e Steffen, che fanno parte entrambi del Geosphere-Biosphere Programme, «questo nuovo regime può essere rappresentato da una “equazione dell’Antropocene”:

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da essa risulterebbe che le attività antropiche causano il cambiamento climatico in corso 170 volte più velocemente delle forze naturali. Il tasso di variazione esaminato dai due ricercatori si è basato su quello che loro hanno definito come ‘il sistema di supporto vitale della Terra’, che include l’atmosfera, gli oceani, i corsi d’acqua, le foreste, le zone umide, i ghiacci perenni e la biodiversità.

Cosa fare? Iniziare a ridurre il nostro apporto distruttivo sul pianeta mutando il modo di vivere a cominciare dai gesti quotidiani e da una corretta educazione nelle scuole, basata sul rispetto dell’ambiente, coinvolgendo tutte le discipline e invitando esperti per i dovuti approfondimenti. Sarà compito delle future generazioni, ben preparate, salvare la Terra, malata grave, per mano dell’uomo.

Marilena Nobis -Redazione Editor Blog

Se le competenze non le volete ditelo chiaro

Condividiamo il post di Maurizio Muraglia con una breve notazione. E’ ancora peggio di come lì opportunamente argomentato. E non per sciatteria, ma per deliberata scelta di una scuola che rinnega se stessa e delega la sua credibilità e legittimità da un lato alla visione trasmissiva e becera delle conoscenze espresse in voti e dall’altro alla mistificazione delle competenze asservite alla “realtà” e all’alternanza scuola/lavoro. Per questo le hanno lasciate entrambe (le conosenze in voti e le competenze “certificate” in giudizi) e non tanto per cerchiobottismo culturale e pedagogico. O fragilità scientifica e metodologica. Ma per organico asservimento a un’idea di scuola che anziché coltivare le competenze culturali di cittadinanza che liberano i soggetti, li illude con la promessa della spendibilità futura di apprendimenti mercificabili purché competitivi. In una società fondata per altro sulla disoccupazione e lo sfruttamento economico della ricerca di lavoro. Una tristezza profonda. Uno dei momenti più bassi della storia della scuola italiana. Mario Ambel

Maurizio Muraglia

Le deleghe sulla Buona Scuola sono approdate. Sul tema della valutazione nel primo ciclo c’era l’occasione d’oro. Mandare in soffitta i voti numerici e cominciare a fare sul serio. Invece ha vinto, ancora una volta, l’incompetenza. L’incoerenza. La sciatteria pedagogica. Hanno lasciato i voti nel primo ciclo, anziché toglierli come avevano annunciato. Quindi hanno gettato la maschera. Non vogliono le competenze. Il trucco è svelato. Ed è bene dirlo a chiare lettere. Chi continua a volere dagli insegnanti i voti numerici non è vero che non ha capito nulla di competenze. Semplicemente non le vuole. La politica italiana non vuole le competenze, perché le competenze sono scomode.

Sono inclusive, le puoi trovare in ogni alunno.

Sono anti-competitive, non creano graduatorie.

Sono costruttive, non riproducono nozioni.

Sono qualitative, rendono le conoscenze significative e profonde.

Per questo la politica non le vuole. Perché se le volesse avrebbe dovuto cacciar via i voti…

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L’essenziale è visibile.

Certe volte si chiama “recita”, ma questa parola evoca irrimediabilmente le nonne commosse e i papà che riprendono bambini che ripetono senza convinzione e, soprattutto senza emozione, qualche frasetta o poesiola natalizia.

Altra cosa è il teatro a scuola, fatto, vissuto, costruito e compiuto dagli alunni; in questo caso, si tratta di apprendimenti, di relazioni, di difficoltà superate sul serio. Niente ragazzini rigidi come statue, spaventati di dimenticare la parolina: si tratta di espressione, in cui ognuno mette se stesso e l’insegnante serve da intelaiatura di una bella pagina di scuola, che resterà nel loro vissuto.

Persino le Indicazioni nazionali per il primo ciclo ce lo ricordano: “l’acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile degli spazi, a partire dalla stessa aula scolastica, ma anche la disponibilità di luoghi attrezzati che facilitino approcci operativi alla conoscenza per le scienze, la tecnologia, le lingue comunitarie, la produzione musicale, il teatro, le attività pittoriche, la motricità.”

Dal suo punto di vista di maestro, e di Maestro, ce lo ricorda  in un recente intervento anche Franco Lorenzoni, che molti conoscono per il suo intenso libro “I bambini pensano grande.

Si pone, tuttavia, un bel problema, nelle classi in cui si fa teatro, in cui tutti i bambini recitano: quelli “difficili”, quelli “speciali”, i “secchioni”, i “mediocri”… perdendo magicamente le loro etichette, e tirano fuori la loro serietà e la voglia di riuscire nell’impresa comune. Come si fa a mettergli un voto? C’eravamo illusi, che potevamo smetterla con queste misure, invece niente: dobbiamo mettere 6 in ortografia a chi ha una verve e una presenza scenica degni di Gigi Proietti.

M. Gloria Calì

 

Le donne del fare… scuola. Buon 8 Marzo, 21 Gennaio, 11 Lugli0, 30 Aprile…

“Simonetta era donna del fare, ruzzolando anche da altezze scoscese”. Una donna di scuola, di quelle che stanno sempre dalla parte degli alunni. E non è scontato.

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Una sola, tra le grandi donne di scuola, oggi ricordiamo, con un bell’ articolo di Patrizia Zucchetta, Daniela Bruno e Rosalia Zene uscito su Repubblica.it.

Si sa, il popolo docente è composto prevalentemente da donne; molte anche le “Presidi”… Ci sono interi collegi, quelli delle direzioni didattiche, in cui gli uomini sono una presenza isolata evidente.

Ma sì, buon 8 Marzo.

 

M. Gloria Calì

Il viaggio di tutti, con gentilezza.

Da qualche giorno è entrata a far parte della nostra classe Fathaya, appena arrivata dal Bangladesh.
Non conosce la nostra lingua, con gentilezza i suoi occhi captano suoni non familiari. Un’opportunità per tutti noi di arricchire il nostro viaggio.”

In un momento di urla, muri, e ogni altro genere di guerre, c’è chi, in classe, accoglie e lo fa dando e ricevendo gentilezza. Antonella Tredicine, su insegnare, ci porta tra i suoi alunni della scuola media con i versi di Ungaretti e Montale, solo in apparenza lontani dalla realtà dei nostri ragazzi, che, forse, hanno un bisogno primario di pace.

Leggiamo persino “Veglia” in bangla, nella classe di Antonella, a significare che le parole sono importanti, non certo per prendere un voto, ma sicuramente per essere strade di comprensione e pace.

A questo quadro “gentile”, metterei una cornice adeguata: il manifesto della comunicazione non ostile, che tutti possiamo firmare, e che è stato presentato e ampiamente discusso lo scorso 17/18 Febbraio a Trieste, nell’ambito del Movimento per la comunicazione non ostile, dove “le relazioni hanno il profumo del rispetto”. Proprio come nella classe di Fathaya, e, siamo certi, in tanti altri luoghi. colomba_della_pace_da_colorare_25

M.Gloria Calì.

Storia della vita privata.

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Per i laboratori di storia ho sempre attuato, dalle scuole secondarie di primo grado a quelle di secondo, argomenti di ricerca come quelli sui vari aspetti della vita quotidiana che avvicinano significativamente gli alunni allo studio della storia in generale e di quella locale : suscitano la loro curiosità e permettono di delineare analogie e differenze tra il mondo di ieri e quello odierno. Oggi, poi, con l’Alternanza scuola-lavoro, la disciplina di storia in tutti gli ordini di scuola ( Istituti professionali, tecnici, Licei) grazie a certe tematiche può essere utilissima: pensiamo per un alberghiero alla storia delle buone maniere nei vari secoli e sull’evoluzione culinaria; per l’indirizzo del turismo i cambiamenti nell’ospitalità e il modo di viaggiare nei secoli; per i licei, approfondire su come siano cambiate le professioni del notaio, banchiere, medico ecc. nel tempo). Internet fornisce, senza dubbio, numerosi video documentari a riguardo tratti da Rai Storia, Superquark, Ulisse, Voyager ecc. Ne segnalo alcuni come esempio :

Vita quotidiana in una domus  Romana,  La vita nel castello, Come si viveva nel Medioevo,  Vita quotidiana nel Rinascimento Scene di vita salentina nel Settecento,  Anni Trenta- Una giornata al mare romana , Le case negli anni Trenta

Vi sono anche numerosi libri e riviste ( es. Storica del National Geographic) che possono aiutare per la documentazione e approfondimenti vari ( indico solo alcuni):

  1. R. Frasca, Mestieri e professioni a Roma, Ediz. La Nuova Italia
  2. U.E. Paoli, Vita a Roma,  saggi Mondadori
  3. C. Cipolla, Storia facile dell’economia dal Medioevo ad oggi, saggi Mondadori

P. Ariès e G. Duby, La vita privata, Ediz. Laterza ( sezioni dall’Impero romano all’anno Mille; Dal Feudalesimo al Rinascimento; dal Rinascimento all’Illuminismo; Dalla Rivoluzione Francese al 1914; dalla Prima guerra Mondiale a oggi). Questa raccolta di volumi è interessante perchè si sofferma su aspetti quali la scrittura privata e i vari tipi di lettura nei secoli, la famiglia e i luoghi di intimità, modi di abitare e mangiare, pregiudizi e altro.

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I prodotti finali che prediligono i ragazzi sono quelli multimediali : video documentari fatti da loro o  Power point, Prezi, Tiki-Toki, Padlet ecc.; unitamente però a un saggio breve con documenti tematici o elaborazione di un tema storico per riconcettualizzare meglio il lavoro svolto. Interessanti anche le interviste personalizzate dai ragazzi alle persone anziane della famiglia, in particolare per chi proviene dai paesi dell’entroterra, arricchite da raccolte di musiche folkloristiche e non, programmi radiofonici dell’epoca, cinematografia e/o programmi televisivi “più visti” da conservare nella biblioteca scolastica.

Marilena Nobis -Redazione Editor Blog